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Le nuove linee guida

 

Nel 1997 furono elaborate le linee guida in materia di adozione in Etiopia e istituzionalizzazione.
Riguardo a questo ultimo punto fu notevolmente stressato il concetto il ricorso all’istituto doveva essere una misura di emergenza e che dovessero essere fatti tutti gli sforzi possibili affinché il bambino restasse nella propria famiglia di origine.
Si iniziò così un programma di reintegrazione familiare dei bambini/ragazzi ancora presenti negli istituti al quale si affiancò una chiusura repentina di 7 dei 10 istituti statali.

Di fatto il processo di riunificazione familiare si è dimostrato un fallimento e la chiusura degli Istituti provocò un repentino aumento del fenomeno dei ragazzi di strada.
Risalgono comunque al 1997 le basi dell’elaborazione di nuove regole per l’adozione in Etiopia che portano all’attuale legislazione.

Per implementare le nuove linee guida il MoLSA ha redatto un documento specifico nel quale sono stati delineati i compiti e le responsabilità degli Istituti e degli Enti e/o Agenzie di adozione straniere. 

In particolare:

  • il direttore e i dipendenti degli Istituti di accoglienza di minori non possono essere i rappresentanti di Agenzie di adozione in Etiopia;
  • gli Enti autorizzati e/o agenzie di adozione in Etiopia non possono gestire direttamente un istituto di accoglienza per minori;
  • gli Enti e/o Agenzie di adozione in Etiopia possono gestire delle foster home (strutture di seconda accoglienza per i minori che sono già stati segnalati agli Enti per la loro adozione). Nella foster home, possono essere accolti solo i bambini che sono già stati abbinati a una famiglia adottiva.

Quasi tutti gli Enti autorizzati e/o Agenzie di adozione in Etiopia, si sono costruiti la loro foster home dove trasferiscono immediatamente i bambini loro segnalati, perché possono seguirli e curarli meglio.

Questo atteggiamento produce

  • discriminazione fra i bambini, chi resta nell’istituto di prima accoglienza non riceve nessun aiuto;
  • trasformazione dell’istituto di prima accoglienza in una struttura di accoglienza temporanea non idonea a sviluppare progetti di più ampio respiro.

1998/2000 – Emerge l’esigenza di un maggiore controllo da parte dello Stato
La guerra con l’Eritrea tra il 1998 e il 2000, costò circa un milione di dollari al giorno e ridusse quasi a zero le casse dello stato. Le elezioni svoltesi nel 1999 confermarono il precedente ordine politico che vedeva un Presidente ostaggio di un governo prevalentemente gestito dall’etnia del Tigrina, più forte e preparata delle altre. Questo, nel medio periodo, ha portato allo scontro interno fra le varie etnie, parzialmente sopito durante il periodo della guerra con l’Eritrea. In questo quadro politico e economico abbastanza disastroso il governo cercò di stimolare un processo di sviluppo con le seguenti misure:

  • privatizzazione dei servizi socio-assistenziali, ovvero salute e assistenza alle fasce più deboli della popolazione
  • restituzione delle proprietà confiscate ai privati durante il regime di Mengistu
  • restituzione delle licenze per attività commerciali soprattutto supermercati e produzione alimentare, a parte delle aziende statalizzate durante il regime di Mengistu

apertura nei confronti degli investimenti stranieri compresi gli investimenti delle ONG e della cooperazione in generale