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Legislazione in materia di adozione in Etiopia

 

L’Etiopia e uno dei piu grandi Stati africani (1.130.000 km2) e il secondo per popolazione, con circa 71 milioni di persone.

Il grafico sull’eta della popolazione mostra la classica struttura piramidale dei Paesi in via di sviluppo, con la popolazione che diminuisce via via che ci si allontana dai primi anni di vita (in Etiopia i minorenni raggiungono il 52% della popolazione, mentre solo il 3% ha piu di 65 anni).

Stato multietnico, annovera al suo interno piu di un’ottantina di “popoli, fra cui gli Oromo, l’etnia maggioritaria, gli Amhara, i Tigrini, e, concentrati in aree determinate, i Somali, i Guraghe, i Sidamo, gli Afar, i Wolaita, gli Agaw, i Guji, i Gamo, i Gedeo, i Keffa e i Kembatta.

Dal 1974 al 1991 il Paese e stato sotto il giogo della dittatura militare di

Menghitsu Haile Maryam (il cosiddetto Dergue regime o “Terrore Rosso”) ed e stato devastato dalle guerre con Eritrea e Somalia, da un immenso numero di profughi e deportati, da carestie devastanti, ribellioni e conflitti etnici. Dopo la deposizione di Menghitsu, il governo di transizione ha riconosciuto l’indipendenza dell’Eritrea1 (1993), ha approvato una nuova Costituzione, che riconosce il diritto all autodeterminazione dei diversi popoli e ridisegna i confini delle regioni nel rispetto delle ripartizioni etniche, e ha adottato importanti riforme economiche e sociali.

L’Etiopia e adesso uno Stato federale, ripartito in nove regioni e dotato di un sistema bicamerale costituto da una camera federale, l’House of Federation, e una camera nazionale, l’House of Peoples Representatives.

La creazione delle regioni ha tenuto conto della composizione etnica del

Paese, cosi come la suddivisione di queste in 68 distretti e lo speciale statuto assegnato alle due citta principali (Addis Abeba e Dire Dawa). La carta costituzionale riconosce ampi poteri alle autorita regionali, fra cui la possibilita di determinare la struttura istituzionale o il sistema elettorale, e attribuisce la piena potesta legislativa nelle materie di competenza regionale. Inoltre, l’articolo 39 della Costituzione, riconosce a ogni regione il diritto all’indipendenza e alla separazione dallo Stato federale.

Per quanto concerne l’economia nazionale, essa e cresciuta a una velocita annua del 5,5% (periodo 1996-2005). Il peso del servizio del debito2 sulle esportazioni e passato dal 33% del 1990 al 6% del 2004, mentre il reddito reale pro capite e rimasto fermo a 286 birr per anno, ben al di sotto dell’obiettivo del governo di 1.400 birr3.

I dati delle principali organizzazioni di settore4 (Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) mostrano che in Etiopia la percentuale di popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno raggiunge il 23% (1993-2003) e che il tasso di crescita annua del PIL pro capite e limitata al 2%; in questo quadro economico assume un peso fondamentale il flusso di finanziamenti provenienti dall’estero, vincolati a progetti di sviluppo. In Etiopia le risorse finanziare inviate dai Paesi occidentali, secondo le cifre dell’OCSE, ammontano a circa 1 miliardo e mezzo di dollari statunitensi, pari al 24% del prodotto nazionale lordo del 20035.

Quanto alla distribuzione di risorse economiche ai settori sociali, che piu incidono sulla vita dei bambini e degli adolescenti, e interessante riportare alcune delle scelte e degli investimenti fatti dal governo di Addis Abeba, indicate dal Rapporto UNICEF sulla condizione dell’infanzia nel mondo (UNICEF, 2005).

La spesa statale per la Difesa (esercito, armamenti, intelligence ecc.) ammonta al 9% del bilancio etiope, a fronte di un ridotto 6% per il settore sanitario (strutture ospedaliere, personale, materiale ecc.). Le conseguenze di queste scelte vengono denunciate dal Comitato per i diritti del fanciullo, in sede di elaborazione delle Concluding observations, laddove critica ≪la mancanza di informazioni sulle risorse assegnate ai servizi sanitari, si preoccupa della concentrazione di strutture ospedaliere nelle aree urbane, da cui risulta l’esclusione della maggioranza della popolazione dai servizi sanitari≫. Il Comita- to prosegue poi raccomandando allo Stato di porre particolare attenzione ai livelli di mortalita infantile, alle campagne di vaccinazione, alla diffusione del virus dell’HIV, alla battaglia contro la malnutrizione.

Per l’educazione, dove la spesa statale e certamente piu elevata (16% del bilancio statale), si sono registrati alcuni benefici, specie nel settore della scuola primaria. Rimane tuttavia ancora alto il numero di abbandoni scolastici, la percentuale di passaggio alla scuola secondaria e notevolmente bassa, la differenza di genere e un ostacolo all’iscrizione e la previsione di una tassa a carico delle famiglie impedisce a molti l’iscrizione. Inoltre, mancano insegnanti debitamente formati e la diffusione delle scuole sull’ampio territorio etiope e disomogenea.

Lo Stato etiope ha tuttavia dimostrato negli ultimi anni una rinnovata attenzione nei confronti dei minori, segnalandosi per numerosi interventi di sistema e per l’adozione di politiche per l’infanzia che iniziano a mostrare i primi frutti.

Nel corso del capitolo si analizzeranno i progressi raggiunti in ambito legislativo, con la ratifica d’importanti trattati internazionali, la riforma dei codici e l’emanazione di numerose leggi quadro. Si descriveranno e commenteranno le politiche sociali sui minori e la famiglia, individuandone punti di forza e carenze e si sviluppera un’analisi delle specifiche politiche in materia di sanita, educazione e assistenza all’infanzia.

Dall’enunciazione teorica dei principi di diritto, tenteremo di calarci nella loro dimensione pratica e attuativa, analizzando L’implementazione della Convenzione e l’effettivita delle normative nazionali, dei programmi e degli interventi a favore dei minori.

L’Etiopia, come Stato parte della Convenzione sui diritti dell’infanzia, e tenutaad adeguare l’intero sistemo legislativo ai principi e agli standard in essa contenuti. Gli interventi piu significativi riguardano il codice penale, riscritto in molte sue parti e in vigore dal luglio 2004, e il riformato codice della famiglia.

Prima pero di sfogliare le pagine di questi due testi, vale la pena considerare su quali trattati internazionali il governo etiope abbia apposto la sua firma.

Nell’ottobre 2002  l’Etiopia ha ratificato la Carta africana sui diritti e il benessere del minore (OAU), un anno dopo ha preso parte alla Convenzione ILO n. 29 sul lavoro forzato e alla n. 182 sulla proibizione e l’azione immediata per l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, nel dicembre 2004 ha ratificato la Convenzione di Ottawa per la messa al bando dell’uso, lo stoccaggio, la produzione e il trasferimento di mine antipersona, e per la loro distruzione, e ha preso parte alla Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951 gradanti, a scuola o in altra istituzione responsabile della cura dei minori≫. Lo

Stato e poi chiamato a tenere conto del “superiore interesse del minore”  in ogni intervento che lo riguardi: dalle istituzioni pubbliche e private di assistenza e cura dell’infanzia all’amministrazione giudiziaria, dalle autorita amministrative agli organi legislativi, il superiore interesse dell’infanzia e sempre richiamato e deve essere alla base di ogni decisione.

I minori sono quindi costituzionalmente titolati a ottenere cure adeguate dai genitori e dai tutori e a essere protetti da ogni forma d’abuso e sfruttamento.

Sul tema dell’infanzia abbandonata, la Costituzione sancisce innanzitutto la parita fra minori nati fuori e minori nati all’interno del matrimonio, invita lo Stato a prendere misure speciali di protezione a favore degli orfani e prescrive la creazione di istituzioni che assicurino e promuovano  l’adozione in Etiopia.

Infine, in tema di delinquenza minorile, si richiama la necessita di prevedere istituzioni di correzione e carceri che considerino la specificita dei giovani condannati, assicurando i percorsi di rieducazione e di recupero, mirati a reinserire i minori nella societa.

Nonostante questo obiettivo sia stato sancito a livello costituzionale, nell’ultimo rapporto presentato al Comitato ONU13 si rileva che ≪la piu importante carenza appare essere la mancanza di un effettivo sistema di giustizia minorile nel Paese. Come risultato, in molte regioni gli imputati minorenni sono giudicati dalla giustizia ordinaria≫. Fra i problemi che affliggono la giustizia minorile, si identificano ≪l’assenza di leggi che prevedano disposizioni specifiche per i minori, la mancanza di programmi correzionali a livello di comunita, i rari momenti di collaborazione con le agenzie di law enforcement sul tema della criminalita minorile, la mancanza di strutture correzionali≫.

La Corte suprema federale, in collaborazione con diverse ONG, ha lanciato a questo proposito un programma sulla giustizia minorile, chiamato Juvenile Justice

Project Office (JJPO)14. Il programma analizza il sistema legislativo e istituzionale, dedicato alla protezione del minore, e promuove iniziative di formazione e di adeguamento ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo.

In particolare il JJPO, nel biennio 2000-2002, ha condotto una valutazione della legislazione etiope concernente i diritti dei minori, della pianta organica 106 della polizia e del sistema giudiziario minorile. Tale programma ha inoltre organizzato seminari sulla riforma del sistema di giustizia minorile in Etiopia e sulla delinquenza giovanile e l’amministrazione della giustizia minorile e ha concepito e diffuso manuali sulle “buone pratiche”, rispettose dei principi internazionali e costituzionali.

Il programma ha poi dedicato particolare attenzione alla formazione di magistrati, agenti di polizia, insegnanti, avvocati e personale sanitario degli enti locali (woredas) e dei nove Stati etiopi. Gli obiettivi del JJPO sono al contempo di breve periodo (migliorare le modalita operative e la prassi di polizia, giustizia e carcere) e di lungo (proporre ipotesi di riforma della giustizia minorile e dotare il sistema dei mezzi e delle capacita richieste dagli standard della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti del fanciullo, dai principi costituzionali e dalle leggi nazionali dedicate all’infanzia).

Risultato immediato di questo sforzo e stata la creazione di 10 unita di protezione del minore nelle stazioni di polizia di Addis Abeba e di ulteriori 19 unita nelle regioni di Dire Dawa, Oromia, Amhara e SNNP15.

Si segnala, inoltre, lo sforzo dello Stato etiope, che ha previsto con la Proclamation n. 210/2000, la creazione di due organi impegnati nella protezione dell’infanzia16. Si tratta dell’Ombudsman, sorta di garante nazionale competente a raccogliere ogni denuncia di violazione dei diritti del singolo, e la Human Rights Commission, organo deputato alla protezione dei diritti umani.

Il principio generale sull’acquisizione della nazionalita e ripreso nel primo articolo, laddove si statuisce che ≪ogni persona nata in Etiopia o all’estero, il cui padre o madre sia di nazionalita etiope, acquisisce la nazionalita etiope≫18. Sorvolando sui casi d’acquisizione o perdita della cittadinanza in conseguenza di matrimonio, dall’articolo 6 all’articolo 10 la legge si concentra sull’acquisizione della nazionalita del minore.

L’articolo 6 si occupa della nazionalita del minore nato durante il matrimonio, da genitori di cui solo uno sia etiope: il principio generale attribuisce al nascituro la nazionalita del padre. Se il padre e etiope, il minore puo essere